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Come si criminalizza il dissenso

Forse io sono maligna.   L'Italia è stata l'unico Paese, tra decine di Paesi dove sfilavano i cortei degli Indignados,  dove la manifestazione è stata deturpata dalla guerriglia urbana di una teppa (che non voglio nemmeno chiamare black bloc o dei centri sociali, perché se lo si fa gli si dà una connotazione, ma davvero è quella giusta?). L'Italia è stata l'unico Paese, già. Casualità o causalità? Come si criminalizza il dissenso? Come si scoraggia la massa e la forza di migliaia di manifestanti pacifici se li si mette a rischio di subire le cariche della polizia a causa degli scontri ma soprattutto delle violenze di quella stessa teppa? Come si divide e si confonde il dissenso della gente indignata contro il governo e i poteri finanziari a cui quello stesso governo li sta consegnando come pecore al macello? Come si coprono le parole di indignazione e la voglia di riprendersi la politica con il frastuono di vetri rotti, bombe carta, molotov? Come si fa implodere una manifestazione di per sè pacifica? Facendo esplodere le violenze all'interno della stessa manifestazione, forse?  Magari ottenendo anche il vantaggio di non ricorrere alla repressione con interventi diretti delle forze dell’ordine sui manifestanti come avvenne a Genova, nel 2001, perché ne seguì uno sputtanamento generale; lasciando fare il lavoro sporco agli "incappucciati",  la parvenza di democrazia in Italia si è salvata. Chi sia questa teppa non si sa. E' certo che era ben organizzata e le stesse obiezioni che se ci fosse stato un servizio d'ordine da parte dell'organizzazione della manifestazione, è risibile. Erano circa un migliaio. Manovalanza della camorra, teppisti di tifoserie del calcio, o chi sa chi, c'era dietro quella teppa ben organizzata e direi ben orchestrata. Poi chiamiamoli pure black bloc, o violenti dei centri sociali, o anarchici, chiamateli come vi pare ma certo è che hanno ben compiuto la loro missione, e la domanda da fare è sempre quella stessa domanda antica come la verità:cui prodest?

(cui prodest scelus, is feciti: colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto, Medea di Seneca)

 

 
 

Pubblicato il 16/10/2011 alle 10.56 nella rubrica diario.

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