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Implode la rabbia e l'Occidente

 

Londra brucia, in alcuni quartieri le strade sono distrutte, i testimoni paragonano i loro quartieri alle strade di Beirut. Le fiamme  divampano, i saccheggi si diffondono anche in  altre città dell’Inghilterra. L’ incendio, di fiamme e di furia,  è probabile che possa divampare in tutta Europa, per le strade di altre capitali, acceso dalla rabbia  di chi non ha nemmeno più un presente.  La crisi, la disoccupazione, i tagli al welfare, il precariato, alimentano questa energia disperata di giovani che non possono  più  sognare come saranno o cosa faranno tra vent’anni, trent’anni.

Dal giorno in cui le torri del World Trade Center sono crollate, siamo stati spaventati dalla propaganda politica dei governi europei ed americani che l’estremismo  islamico potesse fare esplodere  bombe e creare distruzione  nelle  città occidentali ma la distruzione ci sorprende al nostro interno; non è un nemico che viene da fuori. Stiamo “solo” implodendo. Implodiamo nella depressione dei giovani greci, nella rassegnazione dei giovani italiani, implodiamo nelle idiozie incancrenite dalla paura, aggrappati su  relitti ideologici neonazisti o neofascisti che esprimono mostruosità come quella delirante del giovane norvegese che ha compiuto una strage; implodiamo nei rigurgiti idioti dell’omofobia, della xenofobia, della misoginia; implodiamo nella farsa e nel grottesco noi italiani, e  implodiamo anche nella furia dei giovani britannici. Implodiamo.

La nostra civiltà sta collassando su sé stessa così come dieci anni fa collassarono quelle torri gemelle, simbolo  del potere economico e finanziario dell’Occidente; e quel crollo indipendentemente dalla mano  di chi organizzò l’attentato, oggi non appare come il maligno presagio di un veggente? Implodiamo, crolliamo, collassiamo e nell’impotenza dolorosa che si impossessa dei giovani è possibile che ci sia spazio solo per la rabbia e la distruzione? I giovani inglesi non sono semplicemente vandali, quelle fiamme si sprigionano dal disagio e dalla sofferenza e da una rabbia sacrosanta, ma è possibile che la protesta si esprima solo con una distruttività che si placa portando a casa un televisore  al plasma, un cellulare, abiti o scarpe griffate: feticci che hanno valore solamente grazie al nostro desiderio di essere posseduti. 

Se gli insorti di Londra, e altri giovani come loro che  in altre città europee vivono le stesse frustrazioni, desiderassero anche uscire da una condizione di emarginazione, di disoccupazione, di precariato, di un futuro divorato da un sistema che non è più in grado di rinnovarsi e ormai divora sé stesso e i suoi figli,  forse avremmo una speranza. Se riuscissero ad avere qualcosa di semplice e ingenuamente puro come il sogno di una società diversa allora potrebbero regalare  un futuro all’Europa e all’Occidente.  L’immaginazione al potere gridavano i giovani  sessantottini cinquant'anni fa: pare che il potere si sia presa anche quella e i figli e i nipoti di chi era riuscito a sognare una società diversa l’abbia sostituita con le immagini dei prodotti da acquistare.  Possiedo quindi sono.

In mancanza di idee e di immaginazione negli anni,  è probabile che in tutte le capitali occidentali, si moltiplicherà la massa di  giovani resi ciechi  da una  rabbia che sarà  tenuta a bada dalle bastonate o dalle pallottole della polizia per difendere non tanto la convivenza civile in uno Stato sempre più debole e destrutturato,  ma la   tranquillità quotidiana di coloro che saranno sempre più ricchi, e che saranno capaci per maggiore avidità o per pura fortuna di possedere di più.  Oppure faremo circolare idee e riusciremo ad avere la visione di un mondo organizzato su principi economici e umani differenti? Siamo a un bivio. Ma dovremo inventarci una vittoria etica, politica, sociale, qualcosa di impalpabile che non puoi indossare o possedere ma che puoi condividere, e che arricchisce quanto più è parte di tutti. Ci vorrebbero per creare un futuro non  tanto tasche piene di soldi, ma colme di idee  e quelle non sono prezzabili o quotabili ma hanno un valore immenso.

Pubblicato il 10/8/2011 alle 18.4 nella rubrica diario.

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