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La notte bianca della Libertà di Stampa: 1° luglio Conselice



La sera è calda e un velo di foschia sale nella campagna della Bassa Romagna. Nella primavera del 1945 questi campi ordinati dai solchi dell’aratro, furono il fronte contro i tedeschi. Sto andando a Conselice dove una piazza dedicata alla Libertà di Stampa (l’unica in  Italia)  mantiene la memoria di quegli anni. Il monumento alla lotta per la libertà di stampa, una “ pedalina” utilizzata per la stampa clandestina durante il ventennio fascista, sorge ai margini della piazza proprio vicino alla stazione. Fu suggerita da Ivo Ricci Maccarini, uno che la Resistenza l’aveva combattuta.  Dietro "la pedalina" protetta da pannelli in vetro, delle lastre in marmo dedicate ai giornali clandestini,  ad Ines Bedeschi, una delle tante donne che come staffette distribuirono le copie nel nord Italia e pagò con la vita; l’ultima una ricorda le parole di Pietro Calamandrei. Alle otto e mezza la piazza è piena di gente. Parla di libertà Ivano Marescotti ed  è un sollievo sentirla nominare con rispetto  dalla  sua voce calda e profonda. Una parola, libertà,  abusata da Berlusconi e la sua cricca che ne hanno deturpato il  più profondo significato.  Ricorda, Ivano, le parole dei partigiani che andavano a morire fucilati per essersi opposti al regime fascista o aver combattuto nella Resistenza. Legge lettere, poche righe scritte in albe fredde, lasciate ai familiari. “Resistere resistere resistere” risuona nella piazza. A tarda sera arriva Franco Siddi,  il presidente della Federazione nazionale della stampa, stanco ed emozionato: è partito da Roma nel tardo pomeriggio dopo aver aperto la manifestazione a Piazza Navona. Si accalora guardando “la pedalina”, e parla ancora dell’importanza della libertà di stampa. Mi sono sempre domandata, ascoltando le parole di mio padre che la Resistenza l'ha fatta, come fu possibile il fascismo, come fu possibile che un’intera nazione non si sia ribellata, e che una parte politica abbia sottovalutato Mussolini. Oggi, purtroppo, lo so. Certo non rischiamo, al momento, le nostre vite: non c’è una guerra, non ci sono torture; Marx diceva che la storia  si ripete la pima volta come tragedia e la seconda volta come farsa. Ma  questa farsa grottesca sta lentamente erodendo i nostri diritti, quelli che fino a poco tempo fa, pensavamo intoccabili, svilendo e umiliando tutto ciò che aveva una sua sacralità;  un’ erosione che ci sta svuotando da dentro, operata da un regime strisciante ma non meno pericoloso di un regime armato,  che riesce a mascherarsi come il volgare clown che lo rappresenta, e  che è riuscito ad ottenere che una metà degli italiani non pensi, e ora pretende che l’altra metà non parli.

Pubblicato il 2/7/2010 alle 12.45 nella rubrica diario.

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