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9 luglio 2010

Burqa di stoffa e burqa di silicone

  

Il sindaco di Peschiera Borromeo ha vietato il burqa con un'ordinanza e il prefetto di Milano l'ha annullata per incostituzionalità. La questione ritorna: burqa si, burqa no? Chi é a favore rivendica il rispetto delle religioni, chi é contro rivendica il rispetto della libertà delle donne o la questione sicurezza. Chi si cela dietro il volto?
Quando penso al burqa mi viene in mente il video “Il corpo delle donne” : davvero c'é così tanta distanza tra i "burqa" di silicone e acido iarulonico illustrati nel video della Zanardo e quelli di stoffa? Nel caso della società occidentale, della nostra cultura, il corpo della donna deve essere esposto e scoperto almeno secondo diktat della moda o i modelli imposti dai mass media; in alcuni Paesi islamici il corpo delle donne deve essere coperto. Nell’uno e nell’altro caso é l’identità della donna che viene negata; nell’uno e nell’altro caso la donna viene ricondotta a essere corpo. Esposto al desiderio di tutti gli uomini o celato al desiderio degli uomini. Non credo che il diktat che il corpo femminile debba essere coperto, sia nobilitante e rispettoso per la dignità della donna perché lo impone una tradizione culturale o una religione, tantomeno perché sia imposto in nome di un dio (maschio); e non si può certo scambiare per espressione di libertà femminile, il modello di donna ammiccante e sempre sessualmente disponibile della pubblicità e della tv che martella i nostri cervelli. Leggevo poco fa, in internet, che in Iran, una donna “adultera” é stata condannata a morte tramite lapidazione, in Italia invece sei donne in venti giorni (secondo il rispetto della media nazionale di una donna uccisa dal partner ogni tre giorni) sono state “condannate a morte” dai partner o ex, che si sono fatti giudici, giuria ed esecutori della condanna. Sui giornali ogni volta che si legge della barbarie della lapidazione viene espressa indignazione: ma quegli stessi giornalisti che condannano quelle sentenze di morte, sono gli stessi che raccontano la mattanza delle donne in Italia come "delitti passionali". Burqa si o burqa no: il problema del rispetto della libertà e della dignità delle donne resta comunque aperta per le donne arabe, europee, e per le donne di tutto il pianeta, con l'eccezione di qualche area geografica. L'unica strada possibile é che finalmente uomini e donne si impegnino insieme in una illuminata evoluzione culturale per il rispetto della libertà e della dignità delle donne.

 


2 luglio 2010

La notte bianca della Libertà di Stampa: 1° luglio Conselice



La sera è calda e un velo di foschia sale nella campagna della Bassa Romagna. Nella primavera del 1945 questi campi ordinati dai solchi dell’aratro, furono il fronte contro i tedeschi. Sto andando a Conselice dove una piazza dedicata alla Libertà di Stampa (l’unica in  Italia)  mantiene la memoria di quegli anni. Il monumento alla lotta per la libertà di stampa, una “ pedalina” utilizzata per la stampa clandestina durante il ventennio fascista, sorge ai margini della piazza proprio vicino alla stazione. Fu suggerita da Ivo Ricci Maccarini, uno che la Resistenza l’aveva combattuta.  Dietro "la pedalina" protetta da pannelli in vetro, delle lastre in marmo dedicate ai giornali clandestini,  ad Ines Bedeschi, una delle tante donne che come staffette distribuirono le copie nel nord Italia e pagò con la vita; l’ultima una ricorda le parole di Pietro Calamandrei. Alle otto e mezza la piazza è piena di gente. Parla di libertà Ivano Marescotti ed  è un sollievo sentirla nominare con rispetto  dalla  sua voce calda e profonda. Una parola, libertà,  abusata da Berlusconi e la sua cricca che ne hanno deturpato il  più profondo significato.  Ricorda, Ivano, le parole dei partigiani che andavano a morire fucilati per essersi opposti al regime fascista o aver combattuto nella Resistenza. Legge lettere, poche righe scritte in albe fredde, lasciate ai familiari. “Resistere resistere resistere” risuona nella piazza. A tarda sera arriva Franco Siddi,  il presidente della Federazione nazionale della stampa, stanco ed emozionato: è partito da Roma nel tardo pomeriggio dopo aver aperto la manifestazione a Piazza Navona. Si accalora guardando “la pedalina”, e parla ancora dell’importanza della libertà di stampa. Mi sono sempre domandata, ascoltando le parole di mio padre che la Resistenza l'ha fatta, come fu possibile il fascismo, come fu possibile che un’intera nazione non si sia ribellata, e che una parte politica abbia sottovalutato Mussolini. Oggi, purtroppo, lo so. Certo non rischiamo, al momento, le nostre vite: non c’è una guerra, non ci sono torture; Marx diceva che la storia  si ripete la pima volta come tragedia e la seconda volta come farsa. Ma  questa farsa grottesca sta lentamente erodendo i nostri diritti, quelli che fino a poco tempo fa, pensavamo intoccabili, svilendo e umiliando tutto ciò che aveva una sua sacralità;  un’ erosione che ci sta svuotando da dentro, operata da un regime strisciante ma non meno pericoloso di un regime armato,  che riesce a mascherarsi come il volgare clown che lo rappresenta, e  che è riuscito ad ottenere che una metà degli italiani non pensi, e ora pretende che l’altra metà non parli.


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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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