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2 luglio 2010

La notte bianca della Libertà di Stampa: 1° luglio Conselice



La sera è calda e un velo di foschia sale nella campagna della Bassa Romagna. Nella primavera del 1945 questi campi ordinati dai solchi dell’aratro, furono il fronte contro i tedeschi. Sto andando a Conselice dove una piazza dedicata alla Libertà di Stampa (l’unica in  Italia)  mantiene la memoria di quegli anni. Il monumento alla lotta per la libertà di stampa, una “ pedalina” utilizzata per la stampa clandestina durante il ventennio fascista, sorge ai margini della piazza proprio vicino alla stazione. Fu suggerita da Ivo Ricci Maccarini, uno che la Resistenza l’aveva combattuta.  Dietro "la pedalina" protetta da pannelli in vetro, delle lastre in marmo dedicate ai giornali clandestini,  ad Ines Bedeschi, una delle tante donne che come staffette distribuirono le copie nel nord Italia e pagò con la vita; l’ultima una ricorda le parole di Pietro Calamandrei. Alle otto e mezza la piazza è piena di gente. Parla di libertà Ivano Marescotti ed  è un sollievo sentirla nominare con rispetto  dalla  sua voce calda e profonda. Una parola, libertà,  abusata da Berlusconi e la sua cricca che ne hanno deturpato il  più profondo significato.  Ricorda, Ivano, le parole dei partigiani che andavano a morire fucilati per essersi opposti al regime fascista o aver combattuto nella Resistenza. Legge lettere, poche righe scritte in albe fredde, lasciate ai familiari. “Resistere resistere resistere” risuona nella piazza. A tarda sera arriva Franco Siddi,  il presidente della Federazione nazionale della stampa, stanco ed emozionato: è partito da Roma nel tardo pomeriggio dopo aver aperto la manifestazione a Piazza Navona. Si accalora guardando “la pedalina”, e parla ancora dell’importanza della libertà di stampa. Mi sono sempre domandata, ascoltando le parole di mio padre che la Resistenza l'ha fatta, come fu possibile il fascismo, come fu possibile che un’intera nazione non si sia ribellata, e che una parte politica abbia sottovalutato Mussolini. Oggi, purtroppo, lo so. Certo non rischiamo, al momento, le nostre vite: non c’è una guerra, non ci sono torture; Marx diceva che la storia  si ripete la pima volta come tragedia e la seconda volta come farsa. Ma  questa farsa grottesca sta lentamente erodendo i nostri diritti, quelli che fino a poco tempo fa, pensavamo intoccabili, svilendo e umiliando tutto ciò che aveva una sua sacralità;  un’ erosione che ci sta svuotando da dentro, operata da un regime strisciante ma non meno pericoloso di un regime armato,  che riesce a mascherarsi come il volgare clown che lo rappresenta, e  che è riuscito ad ottenere che una metà degli italiani non pensi, e ora pretende che l’altra metà non parli.


29 maggio 2010

Il sonno della ragione...

 Oggi, 29 maggio, a Bologna si é svolta la manifestazione del Popolo Viola contro la cosiddetta "legge bavaglio"  che  forse sarebbe più appropriato chiamare legge contro le intercettazioni telefoniche dei criminali. L'appuntamento era in Piazza XX Settembre e alle 15, 30  c'erano appena una cinquantina  di uomini e donne in maglietta viola con la scritta "Viola contro chi vìola" , palloncini viola, cartelloni, e un grande striscione contro la censura.  Alle 17 ci saranno stati circa trecento manifestanti: alcuni venivano da  Firenze, Modena, Ravenna, Trento. Prima che partisse il corteo diretto verso Piazza Verdi ho guardato Bologna con gli occhi di una over quaranta che quella città l'ha guardata con gli occhi di una giovane studentessa universitaria, in anni diversi. Poi la memoria é andata ancora indietro nel tempo a quando le strade e le piazze a fatica contenevano giovani che manifestavano per ragioni che oggi mi sento di giudicare meno importanti.  E così che Bologna mi é sembrata profondamente cambiata: un'altra città.  I manifestanti di fatto  erano  pochi, pochissimi per contestare una legge che é un' aberrazione del diritto e che se approvata  porrebbe limiti inaccettabili alla libertà di stampa e soprattutto bloccherebbe le indagini dei magistrati su politici corrotti o i mafiosi. E quei manifestanti sorridenti che si versavano vino in bicchieri di carta, e  fotografavano i cartelloni, mi sono apparsi ad un tratto come se fossero isolati da lastre di vetro dal resto della città o dell'Italia intera, separati da un denso magma di indifferenza dai passanti che guardavano a malapena quella macchia di colore viola troppo piccola per una piazza di medie dimensioni: uomini e donne diretti verso il centro o la stazione, due ragazze con occhiali alla moda, fasciate in pantaloni aderenti, si lasciano scappare un commento "questi del popolo viola proprio non li sopporto"; una donna sui cinquanta con tacchi altissimi e capelli a spazzola, una ragazza sui ventanni vestita come una bambina di dieci anni con tanto di codini, e vestitino a fiori con pizzo. Un uomo sui quaranta che non si capisce se per provocazione o per reale ignoranza chiede se siamo tifosi della Fiorentina. E altri tanti altri, silenziosi o con pensieri altrove. Altrove. Ho guardato i due pulmini dei carabinieri e della polizia con gli agenti e i militari: troppi invece  per una manifestazione che la prefettura e la questura pensavano probabilmente con molta più affluenza, ma quello spirito di partecipazione dei miei ricordi sta altrove o é in sonno.


25 maggio 2010

Lettera al futuro che verrà...?

 

 

 

 

 

25 maggio 2085

 

Cara nipote avvenne così che in Italia si fece un viaggio nel tempo e a grande velocità. Il cavaliere (lo chiamavano così ma anche in tanti altri modi), diceva che lui, aveva ricevuto  l'incarico direttamente da Dio, di  modernizzare il Paese:

 prima impedirono ai giornalisti di scrivere le notizie, poi ai magistrati di fare intercettazioni, indagini e processi; tutti pensarono che così la modernizzazione fosse finita, invece continuò. Fu così che avvenne: continuarono a pensare che ogni cosa fosse la "fine" invece era solo un nuovo scivoloso "inizio". Mi raccontò mia madre, la tua bisnonna, che  con i processi "brevi" vanificarono i reati di corruzione, concussione, e insomma tutti i reati commessi dalla casta dei politici, che strinse sempre più il legame con le organizzazioni malavitose, e si avvalse sempre più della loro manovalanza per fare lavoretti sporchi come far sparire avversari politici scomodi, troppo scomodi, o mettere qualche bomba e arrestare gruppi di persone che si opponevano alla "democrazia", accusandole di terrorismo. In carcere "gli oppositori" morivano. Dicevano per  disidratazione (si sosteneva che facessero lo sciopero della fame e della sete) o per essere caduti dalle scale. Erano in regime di isolamento perché il 41 bis fu tolto ai detenuti per mafia (fu anche abolito il reato di associazione a delinquere di stampo camorristico o mafioso in quanto si disse che erano fenomeni virtuali raccontati solo nelle fiction e spacciate per vere da un "eversore" che si chiamava Saviano). Alla fine anche il voto, ritenuto ormai superfluo, venne abolito insieme alla Costituzione  per "modernizzare" il Paese;  si facevano i "sondaggi" attraverso i call center della grande azienda Mediaset,  e gli incarichi politici venivano tramandati di generazione in generazione da padre a figlio. Fu un certo Bossi soprannominato "Trota" a volere questa legge sul diritto di successione nelle carriere politiche. Divenne leader della Lega quando morì suo padre Umberto. Ma credo che le conseguenze peggiori di quell'"avvenire" che travolse l'Italia lo pagarono le donne. Quelle che decidevano di avere figli non potevano lavorare perché il congedo per  maternità non era più un diritto. Erano licenziate in tronco o sottoposte a ricatti sessuali o mobbing; con la separazione non avevano diritto più a niente e quindi di fatto se sulla carta esisteva ancora il divorzio, nella sostanza si ripristinò il ripudio unilaterale da parte degli uomini che essendo gli unici a poter lavorare (quando non erano in stato di disoccupazione per il lavoro precario)  erano anche gli unici a potersi permettere la separazione: si tenevano i figli perché loro si, che avevano un reddito, e rivendicavano la "bigenitorialità". Così molte donne dopo il matrimonio e dopo  aver avuto e allevato  uno o due figli, venivano letteralmente cacciate di casa, senza poter rivendicare alcun diritto, nemmeno il riconoscimento per  il lavoro di cura che venne ritenuto "parassitario". Solo il dio denaro contava e chi poteva o ce la faceva, lo accumulava con ogni mezzo.

Venne abolita la legge 194 e sancita la soggettività giuridica del feto. Le donne che abortivano erano criminalizzate e condannate a vent'anni di carcere, in nome della difesa della vita.  Inoltre sempre in nome della difesa della vita, se  una donna incinta  si ammalava, e i farmaci potevano mettere a rischio la gravidanza, si poteva curare solo dopo la sentenza di  un giudice preposto. La sentenza stabiliva il via libera o no alle cure. In genere la valutazione del via libera era data in base al numero di figli che la malata aveva.  Le donne pian piano sparirono dal mondo del lavoro, della politica, e tornarono a quello che era il loro luogo "d'elezione", (così si disse) la famiglia; restò loro solo la speranza di un matrimonio che durasse, o di essere le amanti di qualche uomo benestante, almeno finché  durava la loro giovinezza. Molte moltissime finirono per prostituirsi. Nelle scuole venne cambiata la storia, perché si disse che chi l'aveva raccontata erano degli storici "comunisti".

L'istruzione divenne un miraggio per chi non aveva denaro, e molti  giovani andavano a lavorare in regime di precariato, nel senso che potevano essere licenziati da un giorno all'altro e senza preavviso perchè anche lo Statuto dei lavoratori fu abolito. Molti moltissimi si drogavano, bevevano e si suicidavano indirettamente. Dicevano che era colpa della crisi. Le televisioni invece prosperavano e trasmettevano sempre balletti di donne svestite, le comiche del 1930,  i discorsi di Berlusconi, e le cronache  Minzolini News o in alternativa Fede 24 h. Dal nome di due "giornalisti" che li avevano fondati. Le notizie riguardavano in pratica la vita delle classi ricche sempre più ricche, come miraggio da raggiungere: si parlava di moda, fitness, chirurgia estetica, barche a vela, mete di vacanze, gossip, molto gossip, e grande audience aveva il servizio di moda sui cappottini dei cani. Minzolini News e Fede 24 h si concludevano con la barzelletta serale del cavaliere e l'estrazione del vincitore del concorso "Vuoi diventare milionario?". Era una lotteria dello Stato, ma pare di fatto non pagassero quasi mai. Le barzellette e i discorsi del cavaliere,  continuarono ad essere  trasmesse persino anche dopo che fu  morto: i funerali durarono un mese. Dimenticavo: un certo Bondi, alla notizia della sua morte tentò il suicidio ma prese una overdose di lassativi, avendo confuso la confezione di un purgante per quella dei barbiturici. Rischiò veramente di morire e lo trovarono in uno stato pietoso. Ma passiamo oltre.

Il cavaliere si é fatto seppellire a Roma. La sua tomba sta in un mausoleo, edificato sopra un monumentale obelisco, al di sopra del quale brucia una fiamma sempre accesa.  Il cavaliere  si può dire che "riposi", sopra una simbolica  erezione, che é stata poi l'ossessione di tutta la sua vita. Credo che di fatto nella sua vita non abbia pensato a molto altro che  a quello: la funzionalità del suo pene, che cercò di adoperare sessualmente  ma anche metaforicamente  su tutti gli italiani e le italiane. Un comico che poi dovette andare all'estero per poter vivere, un certo Luttazzi, raccontò una cosa divertente una sera a questo proposito, me lo raccontò mia madre.

Un giorno tua madre, forse,  ti farà vedere un vecchio dvd che mi lasciò mia madre, si tratta di  uno spettacolo "Rai per una notte"...durò solo...una notte, appunto!  Il tuo bisnonno decise di emigrare all'estero e la tua bisnonna lo  seguii, per salvare il mio futuro, così ce la siamo cavata, .... ma questa storia te la dovevo raccontare in questa lettera. Quando la leggerai spero che qualcosa sia cambiato, in Italia, e che il belpaese non sia più così "moderno".

 

Tua nonna


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