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Minnielaratta Disneyland è meglio dell'Italia
10 marzo 2012

Robinson: l’autogol di Luisella Costamagna si chiama Mara Carfagna

http://www.youtube.com/watch?v=53Jbp-2NFCA

Venerdì sera è andata in onda la prima puntata di Robinson, condotto da Luisella Costamagna.
 
  
In studio Mara Carfagna per un intervista che si è trasformata ben presto in un match. L'ex ministra ha preso subito in contropiede Luisella Costamagna rivelandosi un’ avversaria  difficile da mettere in difficoltà.
 
Alle illazioni sull’immagine della donna e sulla carriera fulminea da soubrette a ministra, Mara Carfagna ha risposto usando le dichiarazioni che la stessa Costamagna aveva rilasciato durante una intervista tempo fa: sulle difficoltà di una donna avvenente di imporsi per le qualità intellettuali o professionali e il prezzo dei pregiudizi sessisti.
 
Alla domanda sull’incontro con Berlusconi e l'incarico di ministra, la Carfagna ha risposto malignamente ricordando ancora alcune dichiarazioni fatte dalla stessa Costamagna sull’opportunità professionale ricevuta in passato grazie all’incontro con  Michele Santoro.
 
Allora Berlusconi è stato il suo Santoro? Ha risposto secca la Costamagna in difficoltà. 
 
 
Era fin troppo facile per l’ex ministra immaginare che tipo di domande le sarebbero state poste.
 
 La  Costamagna avrebbe potuto invece  condurre l'intervista sui problemi della condizione delle donne e lo stato delle politiche di genere. A partire dalla affermazione della Carfagna di avere fatto molto sul piano della comunicazione nei media e nella pubblicità per l’immagine delle donne.
 
Ancora oggi non esiste come in Spagna una commissione  che si occupi di verificare che i contenuti della pubblicità non siano lesivi della dignità delle donne.
 
Le  pubblicità che sviliscono le donne possono essere ritirate ma solo dopo la pubblicazione sui media o l'affissione sulle  strade, con una apposita segnalazione allo Iap ( Istituto di autodisciplina della pubblicità).  Ed è come arginare il mare. L’inefficacia dello Iap è palese e non è sufficiente ad arginare le immagini pubblicitarie sessiste, volgari e lesive della dignità delle donne.
 
E ancora avrebbe potuto ricordare a Mara  Carfagna la pessima figura fatta dall’Italia a New York la scorsa estate durante il rapporto della Cedaw , (Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni sulle donne); l’Italia ne è uscita malissimo per la mancanza di politiche efficaci sulla parità di genere e il richiamo fatto al governo italiano di non tutelare abbastanza le donne.
 
 
 Luisella Cosatamagna ha fatto un duplice errore: sottovalutare  e guardare Mara  Carfagna con uno sguardo maschile, cedendo alla tentazione di insistere sulle questioni di morale sessuale che hanno coinvolto l’ex ministra in passato.
 
Piuttosto che fare illazioni e allusioni sull’ascendente esercitato dall’ex ministra sugli uomini, e in particolare su Silvio Berlusconi,  avrebbe potuto chiederle  che cosa ha fatto per le donne durante i tre anni del suo ministero.  Ad essere messa a nudo sarebbe stata  l’inefficacia del suo ministero.
 
Un’occasione sprecata.
 
 

13 febbraio 2012

Vagina, Vagina Uber Alles!

 

Angela Merkel è una “culona inchiavabile” (Silvio Berlusconi), la ricordate la battuta volgare e di pessimo gusto dell'ex premier italiano?  Ma la cancelliera tedesca è anche  “ottusamente materna” (Furio Colombo). Potrei citare altri commenti di giornalisti o politici che scrivendo o facendo riflessioni sull'operato della Merkel non sono riusciti a risparmiare qualche considerazione  che riguarda il suo essere femminile, il suo essere donna. Ad esempio l' “intransigenza tipica delle donne" tanto per citare uno dei commenti letti. 
 
E’ l’invisibile parzialità del maschile  che si è assunto come universale, e  che fa da contraltare all’inflazionata iperbolica visibilità del parziale femminile. Ma è proprio così paradossalmente, che le donne tornano ad essere invisibili, non individuate, non viste se non attraverso stereotipi di genere. E così esiste una "letteratura femminile", ma non una "letteratura maschile", una "storia delle donne" ma non una "storia degli uomini", e così via. Parzialità che si ritrova addossata ad uomini quando si tratta di omosessuali, e allora ecco ritrovare riferimenti a "scrittori gay"", politici gay", "cantanti gay".
 
L’analisi di Furio Colombo  superficiale sulla considerazione che le scelte di Angela Merkel siano dettate da sentimento ottusamente materno, sentimento  femminile per eccellenza,  rinuncia a spiegazioni forse più complesse e raffinate sulle decisioni e scelte politiche, condivisibili o deprecabili che siano, della cancelliera tedesca; più che sentimento "ottusamente materno" le scelte politche della Merkel non potrebbero essere dettate e condizionate dalla sua formazione politica, dal suo pensiero, e dalle vicende storiche della Germania, o dalle vicende socio economiche che hanno caratterizzato il periodo seguente alla unificazione dopo il crollo del muro di Berlino?
 
Ma Angela Merkel è una donna e come tutte le donne è destinata ad essere interpretata e vista, o meglio non vista, attraverso il suo corpo sessuato femminile. Il corpo innanzitutto, mie care  donne,  che ci piaccia o no.  Concludendo: Vagina, vagina? Uber alles!
 

29 dicembre 2011

Il senso del femminismo

Ha senso essere femminista? Si domandava questo in un  articolo, Sen, Stefania Noce, e lo aveva dedicato alle donne che non si erano arrese; era stato scritto poco tempo prima di essere uccisa, il 27 dicembre a Catania, dall'uomo  con cui aveva chiuso una relazione. Lei e il nonno. Una strage familiare. Ci siamo sfiorate su Fb, insieme ad alcuni interessi, ma vivevamo distanti più di mille chilometri ed eravamo divise da un’ intera generazione.

 
Avrebbe potuto essere mia figlia.
 
Era nata verso la fine degli anni ’80, quando ero pienamente convinta che il futuro potesse riservare solo progressi per le donne e per tutti.
 
C’erano state le lotte del movimento femminista negli anni ’70, la legge sul divorzio, la legge sull’aborto, la denuncia delle discriminazioni alle donne, l’abolizione del delitto d’onore, il diritto al lavoro, la tutela delle madri lavoratrici. Si parlava sempre dell’indipendenza e dell’autonomia delle donne, di maternità come scelta e non destino, di desiderio femminile. Ricordo la parola desiderio quanto fosse ripetuta tra le donne.
 
 E negli anni  in cui Stefania muoveva i primi passi, mi ero dedicata a me stessa e ai miei desideri, portandomi a casa esperienze e sconfitte: nel lavoro, in amore, nello studio. Viaggi e sogni.
 
 Poi...
 
Poi sono bastati vent’anni di berlusconismo per cancellare tutto, e la crisi economica tra realtà e alibi sta finendo di divorare le briciole di futuro.
 
Le donne delle generazione di Stefania, oggi rischiano di avere davanti a loro un futuro più vicino al passato di mia madre o di mia nonna che al mio.
 
Dover ricominciare tutto daccapo.
 
Che ne è stato del desiderio femminile? Che ne è stato della maternità come scelta e non destino biologico, che ne è stato del diritto al lavoro, che ne è stato del diritto all’integrità del corpo delle donne, del rispetto della loro soggettività, del diritto ad essere assistite in caso di interruzione di gravidanza in un Paese in cui le untuose ipocrisie dei ginecologi obiettori rispediscono le donne a rischiare la vita con aborti clandestini.
 
Intanto aumenta ogni anno il numero delle donne ammazzate come Stefania, perché la violenza contro le donne, così come quella contro gli omosessuali e gli immigrati sono allevate e nutrite dalla stessa società e cultura italiana, dove i fascismi si rifanno il trucco per cercare di apparire come il rinnovamento della società. Li vediamo ogni giorno inghiottire i nostri diritti e la nostra dignità di cittadine. L’apparenza è diversa ma la violenza è sempre la stessa. E il futuro assomiglia sempre più al passato, ma non mi arrendo anche per quel  futuro che Stefania non ha più.

16 ottobre 2011

Intervista su youtube a Curzio Maltese:la testimonianza sugli scontri di Roma

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=iIJF9ZZ9rnI#!


16 ottobre 2011

Come si criminalizza il dissenso

Forse io sono maligna.   L'Italia è stata l'unico Paese, tra decine di Paesi dove sfilavano i cortei degli Indignados,  dove la manifestazione è stata deturpata dalla guerriglia urbana di una teppa (che non voglio nemmeno chiamare black bloc o dei centri sociali, perché se lo si fa gli si dà una connotazione, ma davvero è quella giusta?). L'Italia è stata l'unico Paese, già. Casualità o causalità? Come si criminalizza il dissenso? Come si scoraggia la massa e la forza di migliaia di manifestanti pacifici se li si mette a rischio di subire le cariche della polizia a causa degli scontri ma soprattutto delle violenze di quella stessa teppa? Come si divide e si confonde il dissenso della gente indignata contro il governo e i poteri finanziari a cui quello stesso governo li sta consegnando come pecore al macello? Come si coprono le parole di indignazione e la voglia di riprendersi la politica con il frastuono di vetri rotti, bombe carta, molotov? Come si fa implodere una manifestazione di per sè pacifica? Facendo esplodere le violenze all'interno della stessa manifestazione, forse?  Magari ottenendo anche il vantaggio di non ricorrere alla repressione con interventi diretti delle forze dell’ordine sui manifestanti come avvenne a Genova, nel 2001, perché ne seguì uno sputtanamento generale; lasciando fare il lavoro sporco agli "incappucciati",  la parvenza di democrazia in Italia si è salvata. Chi sia questa teppa non si sa. E' certo che era ben organizzata e le stesse obiezioni che se ci fosse stato un servizio d'ordine da parte dell'organizzazione della manifestazione, è risibile. Erano circa un migliaio. Manovalanza della camorra, teppisti di tifoserie del calcio, o chi sa chi, c'era dietro quella teppa ben organizzata e direi ben orchestrata. Poi chiamiamoli pure black bloc, o violenti dei centri sociali, o anarchici, chiamateli come vi pare ma certo è che hanno ben compiuto la loro missione, e la domanda da fare è sempre quella stessa domanda antica come la verità:cui prodest?

(cui prodest scelus, is feciti: colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l’ha compiuto, Medea di Seneca)

 

 
 

10 agosto 2011

Implode la rabbia e l'Occidente

 

Londra brucia, in alcuni quartieri le strade sono distrutte, i testimoni paragonano i loro quartieri alle strade di Beirut. Le fiamme  divampano, i saccheggi si diffondono anche in  altre città dell’Inghilterra. L’ incendio, di fiamme e di furia,  è probabile che possa divampare in tutta Europa, per le strade di altre capitali, acceso dalla rabbia  di chi non ha nemmeno più un presente.  La crisi, la disoccupazione, i tagli al welfare, il precariato, alimentano questa energia disperata di giovani che non possono  più  sognare come saranno o cosa faranno tra vent’anni, trent’anni.

Dal giorno in cui le torri del World Trade Center sono crollate, siamo stati spaventati dalla propaganda politica dei governi europei ed americani che l’estremismo  islamico potesse fare esplodere  bombe e creare distruzione  nelle  città occidentali ma la distruzione ci sorprende al nostro interno; non è un nemico che viene da fuori. Stiamo “solo” implodendo. Implodiamo nella depressione dei giovani greci, nella rassegnazione dei giovani italiani, implodiamo nelle idiozie incancrenite dalla paura, aggrappati su  relitti ideologici neonazisti o neofascisti che esprimono mostruosità come quella delirante del giovane norvegese che ha compiuto una strage; implodiamo nei rigurgiti idioti dell’omofobia, della xenofobia, della misoginia; implodiamo nella farsa e nel grottesco noi italiani, e  implodiamo anche nella furia dei giovani britannici. Implodiamo.

La nostra civiltà sta collassando su sé stessa così come dieci anni fa collassarono quelle torri gemelle, simbolo  del potere economico e finanziario dell’Occidente; e quel crollo indipendentemente dalla mano  di chi organizzò l’attentato, oggi non appare come il maligno presagio di un veggente? Implodiamo, crolliamo, collassiamo e nell’impotenza dolorosa che si impossessa dei giovani è possibile che ci sia spazio solo per la rabbia e la distruzione? I giovani inglesi non sono semplicemente vandali, quelle fiamme si sprigionano dal disagio e dalla sofferenza e da una rabbia sacrosanta, ma è possibile che la protesta si esprima solo con una distruttività che si placa portando a casa un televisore  al plasma, un cellulare, abiti o scarpe griffate: feticci che hanno valore solamente grazie al nostro desiderio di essere posseduti. 

Se gli insorti di Londra, e altri giovani come loro che  in altre città europee vivono le stesse frustrazioni, desiderassero anche uscire da una condizione di emarginazione, di disoccupazione, di precariato, di un futuro divorato da un sistema che non è più in grado di rinnovarsi e ormai divora sé stesso e i suoi figli,  forse avremmo una speranza. Se riuscissero ad avere qualcosa di semplice e ingenuamente puro come il sogno di una società diversa allora potrebbero regalare  un futuro all’Europa e all’Occidente.  L’immaginazione al potere gridavano i giovani  sessantottini cinquant'anni fa: pare che il potere si sia presa anche quella e i figli e i nipoti di chi era riuscito a sognare una società diversa l’abbia sostituita con le immagini dei prodotti da acquistare.  Possiedo quindi sono.

In mancanza di idee e di immaginazione negli anni,  è probabile che in tutte le capitali occidentali, si moltiplicherà la massa di  giovani resi ciechi  da una  rabbia che sarà  tenuta a bada dalle bastonate o dalle pallottole della polizia per difendere non tanto la convivenza civile in uno Stato sempre più debole e destrutturato,  ma la   tranquillità quotidiana di coloro che saranno sempre più ricchi, e che saranno capaci per maggiore avidità o per pura fortuna di possedere di più.  Oppure faremo circolare idee e riusciremo ad avere la visione di un mondo organizzato su principi economici e umani differenti? Siamo a un bivio. Ma dovremo inventarci una vittoria etica, politica, sociale, qualcosa di impalpabile che non puoi indossare o possedere ma che puoi condividere, e che arricchisce quanto più è parte di tutti. Ci vorrebbero per creare un futuro non  tanto tasche piene di soldi, ma colme di idee  e quelle non sono prezzabili o quotabili ma hanno un valore immenso.


16 giugno 2011

Renato Brunetta e gli altri

 

Antonio Padellaro oggi si domandava sul blog del Fq se Renato Brunetta potesse restare ministro, riferendosi alla brutta figura e agli insulti fatti il 14 giugno scorso, (al Convegno su Innovazione, ricerca, tecnologie e opportunità per i giovani) nei confronti di lavoratori precari che volevano portare alla sua conoscenza il dramma della precarietà. “Siete l’Italia peggiore” così li ha apostrofati girando le spalle e saltando giù dalla pedana della tribuna. O meglio, lanciandosi dalla pedana. Un comportamento deprecabile e indegno che ieri ha cercato di negare, dando una versione dei fatti totalmente inventata. La domanda di Padellaro devo ammetterlo, mi ha disorientata. Vivessimo in un Paese normale, allora la risposta sarebbe immediata, da scattare come molle: "Eh! No! Non può!! Certo che non può". Ma in Italia Renato Brunetta, purtroppo  è ben inserito nel contesto di questo quadro, e se stessimo assistendo ad una rappresentazione teatrale dove si animano personaggi caricaturali e grotteschi sarebbe persino un peccato  toglierlo, perché ci sottrarrebbe una parte dello spettacolo, quella mostruosità vomitata dagli appartenenti al governo e alla  casta che ci regala un racconto comico e nello stesso tempo drammatico della miseria umana. Ma purtroppo, non stiamo assistendo ad una commedia di Plauto. Inevitabile rispondere No! Scattando come molle senza domandarsi e allora?

Mara Carfagna potrebbe restare ministro? E La Gelmini? E Calderoli? E Berlusconi potrebbe fare il presidente del Consiglio? E Maroni?
C’è davvero un ministro che possa fare il ministro e rappresentare degnamente il governo italiano? In attesa che il governo e i suoi personaggi, vengano spazzati via dal vento di primavera che spira nel nostro Paese dalle scorse amministrative, chiediamoglielo comunque a gran voce: Ministro Brunetta si dimetta!
 
 

23 aprile 2011

L'illegittimità della casta

 

Hanno fatto fuori  il primo referendum sul nucleare evitando la consultazione popolare  sulla legge che delegava il Governo a decidere i siti dove far sorgere le centrali nucleari. Credo che pochi si illudano che abbiano realmente cambiato idea. Non stanno affatto investendo o lavorando ad un programma energetico e sul reperimento di energie alternative, ed hanno parlato di "approfondimento per valutare i rischi e migliorare la sicurezza dei cittadini." Torneranno alla carica. Ora ci stanno  provando anche con il referendum sull’acqua. Giocano con noi, i governati,  a rimpiattino, usano le istituzioni e le leggi contro  l’interesse pubblico. Conoscono solo un interesse: il loro privato.

 

Ora poniamo che qualcuno suoni alla porta di casa vostra e vi chieda di entrare, vi chieda l'autorizzazione e voi gliela accordiate. Ma una volta in casa vostra costui (o costei) si sbrachi sul vostro divano, vada nella vostra cucina apra il frigor e  mangi tutto quello c'è, o ne getti via una parte nel bidone dell’immondizia perché non è di suo gradimento. Usi il vostro bagno lasciandolo lercio, chiami in casa una donna (o un uomo) e si metta a fare sesso nel vostro letto, e che alle vostre proteste vi rida in faccia. Immaginate che alle vostre richieste di smetterla e di uscire vi ridano in faccia, e  che alla vostra minaccia di chiamare i carabinieri vi sentiate rispondere che i carabinieri e la polizia è inutile che la chiamiate perché le forze dell'ordine fanno  loro da scorta e se vi azzardate a buttarli fuori di casa vostra con la forza,    i carabinieri interverranno in loro aiuto e vi arresteranno perché sono entrati col vostro permesso e  sono i vostri: ministri, senatori, deputati, consiglieri regionali. Perché  dal momento in cui hanno ricevuto il permesso di entrare in casa vostra hanno deciso che sono i vostri Padroni.

 

Ecco il problema  che abbiamo in Italia oggi è questo ed è  gravissimo. Una classe politica a dir poco corrotta, che distorce la legge a proprio uso e consumo utilizzandola contro gli italiani e le italiane, irridendo ai  problemi: l'ambiente, la disoccupazione e il precariato, la crisi, i morti sul lavoro, i morti per tutte le mancanze di rispetto delle regole e delle leggi e gli imprenditori loro affiliati hanno realmente riso sui morti del terremoto de l’Aquila. Perché quello che costoro fanno mentre ci governano lo fanno anche in casa nostra, perché le decisioni di costoro hanno e avranno una diretta influenza su ciò che avverrà dentro alle nostre case.

 

Questa è un classe politica che ha occupato incarichi pubblici per privatizzare nella forma oppure anche di fatto tutte le risorse del Paese. Alberto Asor Rosa ha fatto una provocazione giorni fa dicendo che i carabinieri dovrebbero entrare in Parlamento e mettere fuori  i parlamentari. Ma ha colto nel segno ponendo la questione della legittimità di questa casta.  Magari i carabinieri potessero farlo, ma lo sappiamo che se entrassimo in Parlamento per buttarli fuori di forza, saremmo noi gli arrestati. La legge per noi è una sola, ma non per loro che utilizzano vie legali per violare la legge. Siamo ad  un paradosso e forse dai paradossi se ne esce con misure paradossali. Cominciamo a impegnare le nostre energie mentali, il 2013 sarà tardi, è già oggi troppo tardi.


20 aprile 2011

Maria Stella Gelmini e i conti della spesa

 Ballarò, 19 aprile, trecentesima puntata: "Dove porta la politica italiana?". Ospiti, Enrico Letta, Maria Stella Gelmini, Flavia Perina, Mario Sechi,  Meritava seguire la puntata solo per non perdersi gli ultimi dieci minuti. Dopo quansi due ore di sonnolenza  a parte qualche spunto, l'ilarità suscitata dall'imbarazzo di un ministro dell'Istruzione che ben rappresenta il livello dei politici di cui si è contornato Berlusconi. Personaggi incapaci, e meno che mediocri, che sono stati  miracolati dal partito commercial-clientelare di Berlusconi, arrivando ad incarichi che in un Paese normale avrebbero potuto solo accarezzare con la fantasia nei loro momenti più cupi e bisognosi di riscatto.  E' avvenuto quando Enrico Letta, ha sfogliato un documento con le previsioni di spesa del Governo,  e si è fermato sulla pagina  che riguardava la pubblica istruzione. La Gelmini ha strizzato gli occhietti e si è fatta  seria seria. Letta ha mantenuto alta la suspence facendo scorrere il dito indice sotto alla tabella, mentre gli occhi della Gelmini si sono fatti ancora più stretti: sembrava  cogitabonda in realtà fluttuava, galleggiando a malapena su un  mare d'ansia che è esplosa  di lì a poco in uno tsunami di isteria, quando Letta ha rivelato che : "dopo gli  8 miliardi e mezzo di tagli già fatti questo governo si appresta a tagliare dal 2012 al 2014 3 miliardi l'anno all'istruzione" a quel punto Maria Stella  è precipitata nel panico. Il suggeritore alle sue spalle non è riusciuto nemmeno a parlarle. La voce  del ministro dell'istruzione è diventata lagnosa  mentre accusava un Enrico  Letta gongolante,  di dire il falso; infine quelle parole che l'hanno appiattita e resa piccola piccola sotto  un ridicolo atroce. "Non è vero, non è vero, Tremonti me lo avrebbe detto"!!!! Ecco: la Gelmini è stata imbarazzante  come quella frase. Alla fine ha cercato di uscirne cogliendo il suggerimento di Mario Sechi: "Non sono tagli ma previsioni di minori spese" :non ha capito, ancora, che i  tagli o la previsione di minori spese sono nella sostanza la stessa cosa. Gli inutili idioti del governo Berlusconi del resto servono solo ad eseguire e spesso nemmeno riescono a capire che cosa stanno eseguendo.


9 luglio 2010

Burqa di stoffa e burqa di silicone

  

Il sindaco di Peschiera Borromeo ha vietato il burqa con un'ordinanza e il prefetto di Milano l'ha annullata per incostituzionalità. La questione ritorna: burqa si, burqa no? Chi é a favore rivendica il rispetto delle religioni, chi é contro rivendica il rispetto della libertà delle donne o la questione sicurezza. Chi si cela dietro il volto?
Quando penso al burqa mi viene in mente il video “Il corpo delle donne” : davvero c'é così tanta distanza tra i "burqa" di silicone e acido iarulonico illustrati nel video della Zanardo e quelli di stoffa? Nel caso della società occidentale, della nostra cultura, il corpo della donna deve essere esposto e scoperto almeno secondo diktat della moda o i modelli imposti dai mass media; in alcuni Paesi islamici il corpo delle donne deve essere coperto. Nell’uno e nell’altro caso é l’identità della donna che viene negata; nell’uno e nell’altro caso la donna viene ricondotta a essere corpo. Esposto al desiderio di tutti gli uomini o celato al desiderio degli uomini. Non credo che il diktat che il corpo femminile debba essere coperto, sia nobilitante e rispettoso per la dignità della donna perché lo impone una tradizione culturale o una religione, tantomeno perché sia imposto in nome di un dio (maschio); e non si può certo scambiare per espressione di libertà femminile, il modello di donna ammiccante e sempre sessualmente disponibile della pubblicità e della tv che martella i nostri cervelli. Leggevo poco fa, in internet, che in Iran, una donna “adultera” é stata condannata a morte tramite lapidazione, in Italia invece sei donne in venti giorni (secondo il rispetto della media nazionale di una donna uccisa dal partner ogni tre giorni) sono state “condannate a morte” dai partner o ex, che si sono fatti giudici, giuria ed esecutori della condanna. Sui giornali ogni volta che si legge della barbarie della lapidazione viene espressa indignazione: ma quegli stessi giornalisti che condannano quelle sentenze di morte, sono gli stessi che raccontano la mattanza delle donne in Italia come "delitti passionali". Burqa si o burqa no: il problema del rispetto della libertà e della dignità delle donne resta comunque aperta per le donne arabe, europee, e per le donne di tutto il pianeta, con l'eccezione di qualche area geografica. L'unica strada possibile é che finalmente uomini e donne si impegnino insieme in una illuminata evoluzione culturale per il rispetto della libertà e della dignità delle donne.

 


2 luglio 2010

La notte bianca della Libertà di Stampa: 1° luglio Conselice



La sera è calda e un velo di foschia sale nella campagna della Bassa Romagna. Nella primavera del 1945 questi campi ordinati dai solchi dell’aratro, furono il fronte contro i tedeschi. Sto andando a Conselice dove una piazza dedicata alla Libertà di Stampa (l’unica in  Italia)  mantiene la memoria di quegli anni. Il monumento alla lotta per la libertà di stampa, una “ pedalina” utilizzata per la stampa clandestina durante il ventennio fascista, sorge ai margini della piazza proprio vicino alla stazione. Fu suggerita da Ivo Ricci Maccarini, uno che la Resistenza l’aveva combattuta.  Dietro "la pedalina" protetta da pannelli in vetro, delle lastre in marmo dedicate ai giornali clandestini,  ad Ines Bedeschi, una delle tante donne che come staffette distribuirono le copie nel nord Italia e pagò con la vita; l’ultima una ricorda le parole di Pietro Calamandrei. Alle otto e mezza la piazza è piena di gente. Parla di libertà Ivano Marescotti ed  è un sollievo sentirla nominare con rispetto  dalla  sua voce calda e profonda. Una parola, libertà,  abusata da Berlusconi e la sua cricca che ne hanno deturpato il  più profondo significato.  Ricorda, Ivano, le parole dei partigiani che andavano a morire fucilati per essersi opposti al regime fascista o aver combattuto nella Resistenza. Legge lettere, poche righe scritte in albe fredde, lasciate ai familiari. “Resistere resistere resistere” risuona nella piazza. A tarda sera arriva Franco Siddi,  il presidente della Federazione nazionale della stampa, stanco ed emozionato: è partito da Roma nel tardo pomeriggio dopo aver aperto la manifestazione a Piazza Navona. Si accalora guardando “la pedalina”, e parla ancora dell’importanza della libertà di stampa. Mi sono sempre domandata, ascoltando le parole di mio padre che la Resistenza l'ha fatta, come fu possibile il fascismo, come fu possibile che un’intera nazione non si sia ribellata, e che una parte politica abbia sottovalutato Mussolini. Oggi, purtroppo, lo so. Certo non rischiamo, al momento, le nostre vite: non c’è una guerra, non ci sono torture; Marx diceva che la storia  si ripete la pima volta come tragedia e la seconda volta come farsa. Ma  questa farsa grottesca sta lentamente erodendo i nostri diritti, quelli che fino a poco tempo fa, pensavamo intoccabili, svilendo e umiliando tutto ciò che aveva una sua sacralità;  un’ erosione che ci sta svuotando da dentro, operata da un regime strisciante ma non meno pericoloso di un regime armato,  che riesce a mascherarsi come il volgare clown che lo rappresenta, e  che è riuscito ad ottenere che una metà degli italiani non pensi, e ora pretende che l’altra metà non parli.


29 maggio 2010

Il sonno della ragione...

 Oggi, 29 maggio, a Bologna si é svolta la manifestazione del Popolo Viola contro la cosiddetta "legge bavaglio"  che  forse sarebbe più appropriato chiamare legge contro le intercettazioni telefoniche dei criminali. L'appuntamento era in Piazza XX Settembre e alle 15, 30  c'erano appena una cinquantina  di uomini e donne in maglietta viola con la scritta "Viola contro chi vìola" , palloncini viola, cartelloni, e un grande striscione contro la censura.  Alle 17 ci saranno stati circa trecento manifestanti: alcuni venivano da  Firenze, Modena, Ravenna, Trento. Prima che partisse il corteo diretto verso Piazza Verdi ho guardato Bologna con gli occhi di una over quaranta che quella città l'ha guardata con gli occhi di una giovane studentessa universitaria, in anni diversi. Poi la memoria é andata ancora indietro nel tempo a quando le strade e le piazze a fatica contenevano giovani che manifestavano per ragioni che oggi mi sento di giudicare meno importanti.  E così che Bologna mi é sembrata profondamente cambiata: un'altra città.  I manifestanti di fatto  erano  pochi, pochissimi per contestare una legge che é un' aberrazione del diritto e che se approvata  porrebbe limiti inaccettabili alla libertà di stampa e soprattutto bloccherebbe le indagini dei magistrati su politici corrotti o i mafiosi. E quei manifestanti sorridenti che si versavano vino in bicchieri di carta, e  fotografavano i cartelloni, mi sono apparsi ad un tratto come se fossero isolati da lastre di vetro dal resto della città o dell'Italia intera, separati da un denso magma di indifferenza dai passanti che guardavano a malapena quella macchia di colore viola troppo piccola per una piazza di medie dimensioni: uomini e donne diretti verso il centro o la stazione, due ragazze con occhiali alla moda, fasciate in pantaloni aderenti, si lasciano scappare un commento "questi del popolo viola proprio non li sopporto"; una donna sui cinquanta con tacchi altissimi e capelli a spazzola, una ragazza sui ventanni vestita come una bambina di dieci anni con tanto di codini, e vestitino a fiori con pizzo. Un uomo sui quaranta che non si capisce se per provocazione o per reale ignoranza chiede se siamo tifosi della Fiorentina. E altri tanti altri, silenziosi o con pensieri altrove. Altrove. Ho guardato i due pulmini dei carabinieri e della polizia con gli agenti e i militari: troppi invece  per una manifestazione che la prefettura e la questura pensavano probabilmente con molta più affluenza, ma quello spirito di partecipazione dei miei ricordi sta altrove o é in sonno.


febbraio       
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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